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Cresce il gap tra le generazioni, nel nostro paese secondo la ricerca un under 16 su 3 vive in condizioni di povertà. 

Il divario generazionale con la crisi degli ultimi anni si è acuito sempre di più e ha compito principalmente i ragazzi più giovani. Secondo il rapporto sono ben 20 i paesi europei su 28 dove il rischio di povertà tra gli under 16 è superiore a quello che invece si denota per gli over 65.

In Italia la situazione è al quanto drammatica. Il numero di minori che si trova in una situazione di ristrettezza economica è il 31,5% contro il 24,4% della media europea. Nell’unione europea solo in Romania, Grecia e Bulgaria il dato è superiore rispetto al dato rintracciato per il nostro paese. Questa è la situazione che è stata fotografata dalla CGIA.

Le considerazioni della CGIA sul gap generazionale

La situazione fotografata evidenzia un altissimo livello di povertà giovanile, questa è riconducibile a varie problematiche a livello politico. Ad esempio, in tutta l’Europa la protezione sociale è al quanto sbilanciata perché pensata principalmente per le pensioni e quindi dedicata alle persone anziane. Questo sbilanciamento purtroppo si traduce in una forma di povertà educativa.

Molti di questi ragazzi proprio per la situazione di povertà in cui vivono sono destinati all’abbandono degli studi per andare a lavorare. Questa decisione però pregiudica la carriera lavorativa, che quasi sicuramente riserverà a questi soggetti delle difficoltà enormi per la ricerca futura di un’occupazione di qualità o comunque più stabile. Alla luce dell’invecchiamento della popolazione e del calo delle nascite, le Pmi non possono permettersi di lasciarsi sfuggire queste giovani leve, abbandonandole al loro destinato segnato dalla povertà non solo economica, ma sopratutto a livello istruttivo.

Questo dato è confermato anche dalla difficoltà che aziende e imprenditori hanno a reperire personale tecnico specializzato. Infatti, il gran numero di giovani che lascia la scuola di conseguenza incide sulle necessità formative che invece richiedono le aziende che vogliono assumere, ma non riescono, nonostante in Italia ci sia un tasso di disoccupazione giovanile del 30%. 


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Silvia Faenza
Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università del Salento, nel 2014. Dopo la laurea, inizia il suo percorso all'interno di un'agenzia di Marketing farmaceutico, approdando l'anno dopo nel mondo della scrittura e dell'editing per il web. Dal 2015 si occupa della gestione dei contenuti in ambito business e personal finance. Scopri di più sulla redazione qui

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