La Coldiretti non ha fatto in tempo a festeggiare gli ultimi dati in merito all’impennata dei consumi di frutta e verdura nel nostro paese, che già è dovuta tornare sul piede di guerra. Questa volta l’oggetto della discordia è rappresentato da una possibile introduzione di un nuovo sistema di etichettatura ingannevole, il quale potrebbe avere pesanti ricadute sul Made in Italy nei mercati esteri.

L’assemblea di Ginevra

Tutto ha avuto inizio nella città svizzera. Durante il Foreign Policy and Global Health (FPGH), i sette stati membri, tra cui anche la Francia, hanno approvato un progetto di risoluzione che  spinga ad adottare politiche fiscali e regolatorie che dissuadano dal consumo di cibi insalubri. Il piano verrà discusso entro l’anno all’Assemblea generale dell’Onu a New York. Tra i possibili provvedimenti anche le famose etichette incriminate, le quali dovranno essere disposte sui cibi contenenti grassi, zuccheri e sale.

Dito puntato contro le multinazionali

Secondo la Coldiretti, il piano è stato ispirato direttamente dalle multinazionali, le quali stanno dando vita ad un modello di alimentazione artificiale. L’ ente italiano continua affermando l’impossibilità di definire un cibo insalubre semplicemente in base alle proprie proprietà, ma piuttosto bisognerebbe combattere le diete malsane. E’ quella mediterranea non è senza dubbio tra queste, tanto che nel 2010 l’Unesco la ha riconosciuta patrimonio mondiale dell’umanità.

Il rischio più grande è che vengano promossi sistemi di informazione visiva come quello cileno. Qui i prodotti vengono indicati con un bollino colorato. Il nero è quello da evitare, e con questo colore sono stati marchiati prodotti come il Parmigiano, il Gorgonzola, il prosciutto e addirittura gli gnocchi. Il risultato non si è fatto attendere: le esportazioni del made in Italy agroalimentare sono calate del 12 % nella prima metà del 2018.

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