L’ Eba, l’ Autorità bancaria europea, ha svolto i cosiddetti “stress test” sulle diverse banche europee sparse nel continente. Consistono in una serie di esami, nei quali gli istituti di credito vengono sottoposti a scenari economici sfavorevoli per capire quanto il loro capitale potrà sostenere situazioni avverse. Dai risultati è emerso che le 48 principali banche europee che rappresentano il 70 % del settore europeo sono state promosse.

La situazione italiana

Ottime notizie giungono dai 4 principali gruppi bancari italiani: Intesa Sanpaolo, Bpm, Ubi e Unicredit. Il CET1, ovvero il coefficiente che si ottiene dal rapporto tra capitale di qualità e attività di rischio, si attesta per l’insieme delle banche al 10,1 % nel quadro avverso del 2020.  Anche il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria ha espresso “soddisfazione dell’esito degli stress condotti dall’Autorità bancaria europea (EBA) sullo stato di salute del sistema bancario italiano.”

Gli stress test sono prove da non sottovalutare. Due anni fa i risultati negativi ottenuti da Mps furono l’avvisaglia della crisi che rapidamente logorò l’istituto senese, salvato poi grazie all’intervento dello stato attraverso un piano di ristrutturazione. Proprio perché sottoposta a quest’intervento, quest’anno Mps è stata esclusa dallo stress test.

Le tedesche e le altre europee.

I risultati ottenuti dal principale gruppo tedesco, Deutsche Bank sono stati sotto le aspettative. Il CET1 ottenuto per lo scenario avverso del 2020 si attesta solamente all’8,14, sotto la media delle banche italiane. Peggio ancora è andata alle inglesi penalizzate dall’ombra della Brexit: 7,28 % per Barclays, 8,55 % per Lloyds, 9,42 % per HSBC e 9,93 % per Rbs. Non se la passano neanche molto bene i nostri vicini francesi: Societé Generale esce con uno dei voti peggiori, ricevendo solo un 7,28 %.

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