In molti vedono nei Bitcoin nuove prospettive di profitto, altri continuano ad esserne piuttosto diffidenti. Ma chi si è mai domandato quanto consumano le criptovalute? Lo ha fatto per la prima volta Nature con un’ interessante e curiosa ricerca.

Serve più energia per estrarre un Bitcoin dalla Blockchain, piuttosto che dell’oro dal sottosuolo

Max Krause e Thabet Tolayamat, gli autori dello studio, analizzando per circa due anni le criptovalute, hanno scoperto che servono per estrarre un bitcoin ben 17 megajoule. Anche le altre criptovalute non scherzano: per Moreno si necessitano 14 megajoule, mentre solo 7 per Ethereum e Litecoin. E quanta energia serve per estrarre una moneta d’oro? Solo 5 megajoule!

I dati sono strabilianti anche per quanto riguarda l’emissioni di CO2. Dal 2016 al 2018 le principali criptovalute nel complesso hanno generato tra le 3 e le 15 milioni di tonnellate di anidride carbonica. 

Il senso della ricerca

Per ottenere i dati fin qui elencati, i ricercatori hanno preso in esame solo i consumi elettrici dei computer utilizzati. Non si è tenuto conto di tutti gli impianti di raffreddamento delle miniere “digitali”. Queste sono strutture in cui sono presenti decine di macchina che permettono il funzionamento della Blockchain. In sostanza, il consumo è molto più alto di quello stimato, e inoltre va considerato che la ricerca verte solo sulla “estrazione” della criptomoneta , e non sulla sua gestione. Il consumo più grande di energia si concentra comunque nella fase di estrapolazione del Bitcoin.

Il senso di questo studio non è creare un parallelismo tra i consumi d’estrazione “virtuale” e quelli reali, ma semplicemente sensibilizzare. Citando gli autori della ricerca: “Solo perchè qualcosa è elaborato digitalmente non significa che non consumi una quantità considerevole di energia”.

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