fondi comuni di investimento

I fondi comuni di investimento sono una delle modalità più comuni e più tipiche per l’investimento, in Italia ma non solo, di piccole e grandi somme.

Sono una delle forme di risparmio gestito collettivo più utilizzata nella nostra realtà economica, anche se piuttosto che trattarli come un unico strumento, le caratteristiche potenzialmente eterogenee di ogni fondo impongono la trattazione caso per caso, inserendo di volta in volta il fondo nella sua specifica categoria di appartenenza.

Dalla loro nascita negli anni ’80, i fondi comuni di investimento si sono evoluti sia per forma che per genere, diventando uno strumento non solo utile praticamente per ogni profilo di investitore, a seconda ovviamente del profilo di rischio offerto dal fondo in questione.

Nel corso di questa guida individueremo insieme quelle che sono le caratteristiche proprie della macro-categoria, nonché gli elementi per comprendere anche le sotto-categorie e, per intenderci, tutto quello di cui abbiamo bisogno per effettuare investimenti mirati all’accrescimento del nostro capitale, calibrati sulla nostra propensione al rischio e alla tipologia di capitale che abbiamo a disposizione.

Iniziamo quindi subito ad approfondire i fondi comuni di investimento!

Una breve storia dei fondi comuni di investimento

I fondi di investimento mutuano in realtà da quella che era la realtà dei fondi hedge o speculativi, che li precedono di circa un ventennio.

Anche per i piccoli e i medi risparmiatori, che non avevano dunque a disposizione le enormi somme che vengono richieste per l’ingresso nei fondi hedge, fu pensato di strutturare delle forme di risparmio gestito, a volte vincolate, a volte meno, per partecipare ad investimenti differenziati e gestiti da un amministratore che aveva più competenze (e più capitali) per intervenire sui mercati.

Negli anni ’80, una decade che fu caratterizzata dalla particolarissima congiuntura economica che portò a rendite particolarmente basse nel segmento delle obbligazioni statali, i fondi gestiti diventarono una sorta di must per investitori di ogni tipo, anche quelli che notoriamente hanno profili di rischio più bassi.

Sono così nati fondi gestiti di risparmio comune di tutti i tipi: sia quelli più aggressivi, completamente liberi e sciolti nelle mani degli amministratori, che hanno potere di investire in praticamente ogni tipo di strumento ritengano vantaggioso, sia quelli invece più vincolati ad un determinato strumento di investimento, che come vedremo più avanti possono avere limitazioni sul tipo di titoli che si possono detenere in portafoglio etc., allo scopo di tutelare quegli investitori che invece hanno un profilo di rischio piuttosto basso.

Cosa sono e come funzionano i fondi di investimento?

I fondi di investimento sono una delle possibili configurazioni degli OICR, ovvero degli organismi di investimento collettivo del risparmio, così come previsti dal nostro ordinamento.

Sono a tutti gli effetti dei prodotti finanziari, costituiti in genere da patrimoni e portafogli piuttosto articolati, le cui quote sono detenute da diversi partecipanti.

Ogni risparmiatore può rispondere alla chiamata del gestore del fondo e acquistare una quota fissa o variabile del patrimonio societario (o del portafoglio) per andare ad investire in una sorta di portafoglio condiviso e gestito, senza che abbia da fare nulla per partecipare alle perdite o ai guadagni del fondo stesso, se non appunto andare ad acquistare la quota e a mantenerla.

L’investimento è in genere molto diversificato, cosa che rende più sicura la tutela del capitale che è stato versato: anche nel caso in cui uno dei sottostanti dovesse fallire o comunque performare molto al di sotto delle aspettative, potrà essere controbilanciato dall’andamento degli altri titoli che sono inseriti a portafoglio.

A seconda di quale sia l’obiettivo del fondo (se ottenere il massimo guadagno, o se invece sia organizzato alla ricerca di un guadagno pur tenendo gli occhi ben saldi sulla tutela del patrimonio), il gestore potrà muoversi con diversi tipi di diversificazione dell’investimento.

I fondi di investimento possono essere dunque puramente speculativi (è il caso tipico degli hedge fund, di cui parleremo in breve più avanti), oppure a tutela del patrimonio versato, quando costituiti in larga parte da obbligazioni di natura statale.

Le caratteristiche principali e fondamentali di ogni fondo di investimento sono le seguenti:

  • I partecipanti al fondo di investimento, che da qui in avanti chiameremo fondisti, acquistano quote del fondo, e partecipano da quel momento ad ogni perdita e a ogni profitto conseguito dal portafoglio.
  • Il fondo è gestito da particolari società, le SGR (Società di Gestione del Risparmio, qui una guida completa) che costituiscono il fondo e lo amministrano, stabilendone all’atto fondativo gli obiettivi, le regole di partecipazione e di amministrazione.
  • I titoli vengono depositati presso la banca designata dal contratto, che si occupa oltre che della conservazione degli stessi, anche del controllo dell’attività dell’amministrazione.

I fondi comuni aperti

I fondi comuni aperti sono una delle forme più utilizzate oggi, soprattutto da quando in mano ad ogni risparmiatore ci sono strumenti di home banking o App per smartphone che consentono l’acquisto di quote in modo immediato.

Quando i fondi comuni sono aperti, siamo in presenza di strumenti a capitale variabile, che possono dunque prevedere l’ingresso di un investitore nuovo in qualunque momento, che andrà semplicemente ad andare ad acquistare quote accrescendo il capitale a disposizione della SGR.

Tra i fondi comuni, almeno nel nostro ordinamento, se ne distinguono due tipologie ulteriori:

  • I fondi armonizzati: sono conformi alle direttive comunitarie 611/85 e 220/88; possono essere commercializzati in tutta l’Unione Europea e tendono ad essere più liquidi di quelli non armonizzati.
  • I fondi non armonizzati: i fondi di questo tipo invece non seguono le direttive comunitarie sopracitate e non possono dunque essere scambiati con altri risparmiatori sul suolo UE. I fondi non armonizzati più comuni sono gli hedge e gli speculativi, che approfittano proprio della mancata armonizzazione per avere le mani più libere nella scelta degli strumenti a portafoglio sui quali investire: in genere obiettivo di questi fondi è conseguire il maggior guadagno possibile, a scapito della tutela potenziale del capitale. Più rischi, ma guadagni potenziali decisamente più alti. I fondi non armonizzati sono in genere riservati ad investitori con patrimoni consistenti e che sono preparati ad affrontare investimenti che sono appunto più rischiosi.

I fondi comuni chiusi

A fare da contraltare a quelli che sono i fondi aperti, troviamo i fondi chiusi.

Hanno un capitale fisso, che viene determinato dal contratto di costituzione del fondo stesso: il capitale è predeterminato e viene sottoscritto dai partecipanti fondisti alla creazione del fondo.

In questo caso inoltre le quote non possono essere cedute e devono essere riscattate alla data di scadenza del fondo.

Il fondo immobiliare: un fondo comune sempre chiuso

Parlando di fondi chiusi non possiamo che occuparci della sua tipologia tipica, ovvero il fondo immobiliare.

Si tratta di speciali strumenti di risparmio gestito che investono in:

  • Diritti reali di proprietà
  • Partecipazioni a società immobiliari
  • Diritti reali immobiliari

Si tratta di una tipologia un tempo molto popolare, che negli ultimi anni però, complici anche i fortissimi ribassi che hanno interessato il mercato immobiliare, sono diventati molto meno comuni, soprattutto tra i risparmiatori con una bassa propensione al rischio.

Da guadagnare, con un mercato ribassista, c’è davvero poco, anche se qualcuno ha cominciato a puntare proprio in questa direzione per cominciare ad investire adesso, nella speranza che il mercato immobiliare torni sui valori di qualche anno fa.

Le diverse tipologie di fondo comune: divisione per tipologia di portafoglio

I fondi comuni possono essere ulteriormente catalogati in relazione alla tipologia di titoli che è consentito detenere in portafoglio.

Abbiamo in relazione a questa specifica caratteristica:

  • I fondi azionari: sono fondi che investono dal 70% in su in titoli azionari, oppure anche in obbligazioni convertibili in azioni. Sono a rigor di logica i fondi più rischiosi per il risparmiatore, anche se in realtà a fare la differenza è la tipologia di azioni che si portano in portafoglio: moltissime azioni da cassettisti sono in realtà più stabili di strumenti ritenuti a bassissimo rischio. Inoltre, la differenziazione che riguarda il portafoglio consente di avere rischi collegati molto più bassi di quelli ai quali si verrebbe sottoposti nel caso in cui invece si investisse direttamente in azioni.
  • I fondi obbligazionari: si tratta di fondi che per legge e per costituzione si obbligano a investire in obbligazioni ordinarie oppure in obbligazioni sovrane. Il rischio è in genere minimo (a meno che non si investa in obbligazioni particolarmente esotiche) e anche i guadagni sono in genere fortemente ridotti rispetto a quelli dei fondi azionari; negli ultimi anni si è assistito inoltre ad una differenziazione nel rischio anche all’interno dei fondi obbligazionari: il caso delle obbligazioni greche, venezuelane e prima argentine hanno esposto in realtà la scarsa affidabilità potenziale di questi strumenti. Per questo motivo sono nati negli anni fondi obbligazionari legati al rating dell’ente che emette i titoli di debito: alcuni ricorrono soltanto a obbligazioni emesse da stati dalla A in su come rating, altri includono B, pochissimi inseriscono in portafoglio anche emittenti che abbiano rating da C in giù.
  • I fondi bilanciati: i fondi bilanciati possono investire in azioni una percentuale del capitale che va dal 10% al 90%. Hanno come obiettivo quello della massimizzazione dei profitti su larga scala, andando a scegliere di volta in volta gli strumenti che, al netto del rischio, possono offrire ritorni più interessanti. In genere si ha comunque un profilo di rischio che è intermedio, tra quello dei fondi obbligazionari e quello invece dei fondi azionari;

Chi si occupa di vigilare sui fondi?

Il fenomeno dei fondi comuni di investimento è ormai una struttura di risparmio di massa da almeno due decenni, e questo vuol dire che sono ormai in grado di raccogliere capitale anche tra i piccolissimi risparmiatori.

Questa situazione ha portato le autorità finanziarie ad occuparsi sempre più da vicino della gestione dei fondi, che sono sottoposti ormai a controlli che superano di gran lunga quelli che riguardano gli altri strumenti di investimento:

  • vigila innanzitutto la Banca d’Italia: autorizza il regolamento del fondo, vigila sull’operato delle banche che si fanno depositarie dei titoli.
  • nel minuto e nel dettaglio entra invece la Consob, che controlla da vicino l’operato delle SGR e dei soggetti che sono incaricati all’interno di queste del collocamento presso i piccoli risparmiatori.

Questo purtroppo non ha impedito talvolta di assistere a storture di fondi che si sono comportati con libertà eccessive rispetto a quanto invece determinato dai regolamenti, a detrimento dei patrimoni depositati dai risparmiatori, che hanno interessato anche fondi a bassissimo profilo di rischio, come quelli obbligazionari.

Fondi pensione

I fondi pensione sono per tipologia ed obiettivi molto diversi dagli altri fondi. Prevedono infatti la raccolta in genere periodica di capitale (legata al versamento del salario o comunque su base mensile) che viene integrato in un fondo che viene gestito per garantire ai fondisti, e dunque ai sottoscrittori un reddito integrativo della pensione di primo pilastro, ovvero quella erogata dagli enti statali.

Per quanto riguarda le sotto-tipologie dei fondi pensione, vale quanto abbiamo detto poco sopra per i fondi comuni di investimento: possono essere regolati in modo da vincolare l’investimento dei capitali in determinati strumenti e per aumentare o abbassare il profilo di rischio tramite il ricorso a questo o quello strumento, anche all’interno della stessa categoria (pensiamo ad esempio alle obbligazioni tripla A, oppure alle obbligazioni junk).

I fondi pensione sono diventati anch’essi sempre più comuni, anche se per tipologia, obiettivi e durata sono da assimilarsi di più ai piani integrativi della pensione che a veri e propri investimenti.

Smobilitare le posizioni è infatti estremamente difficile, eliminando dunque il fattore liquidità di cui invece godono, in misura maggiore o minore, le altre tipologie di fondi.

I fondi hedge o fondi speculativi

I fondi hedge sono la vera rockstar del risparmio gestito: muovono capitali enormi e sono responsabili da soli di circa la metà degli scambi su tutte la piazze finanziare mondiali.

Toccheremo insieme l’argomento in modo soltanto marginale, dato che non possono in alcun modo interessare il piccolo e medio risparmiatore: per entrare infatti è necessario sottoscrivere quote molto costose (dal mezzo milione in su) e sono dunque strumenti riservati a investitori di un certo tipo, con una propensione al rischio alta anche nel caso in cui i capitali in gioco dovessero essere così corposi.

I fondi hedge (che nella dicitura originale statunitense erano stati concepiti come fondi di hedging, ovvero di riduzione del rischio) hanno come obiettivo principale quello dell’accrescimento del patrimonio, che viene conseguito ricorrendo anche a strumenti particolarmente rischiosi, come può essere la leva finanziaria spinta (anche a 1:200), con enorme moltiplicazione dei potenziali guadagni e delle potenziali perdite.

Conviene investire in fondi comuni?

Come dovrebbe essere ormai chiaro al termine della nostra mini-guida, all’interno della categoria dei fondi comuni di investimento rientrano tipologie di investimento anche molto diverse tra loro, che sono aperte a profili di risparmio estremamente eterogenee.

Unico fattore comune è quello che vede la gestione appunto del patrimonio: non dovremo occuparcene in prima persona, il che vuol dire che anche il risparmiatore che non ha disposizione in proprio enormi capitali può accedere a investimenti differenziati, che tutelano il capitale grazie alla guida di personale esperto che viene impiegato dalle Società di Gestione del Risparmio.

Questo è un vantaggio innegabile per la quasi totalità dei risparmiatori, che non hanno mezzi, strumenti e conoscenze per muoversi in autonomia all’interno di mercati complessi come possono essere quelli finanziari.

Allo stesso tempo però, perdere il controllo del proprio capitale è sicuramente un fattore negativo per l’investitore che vuole fare da se, che dovrebbe invece rivolgersi a piattaforme di trading online dirette, che permettono di acquistare questo o quello strumento e di gestire in assoluta autonomia il proprio capitale.

A seconda di quella che è la tua propensione al rischio e a seconda di quelle che possono essere invece le specifiche necessità e aspettative, si può decidere di ricorrere ai fondi comuni di investimento, oppure alle modalità di gestione del patrimonio più dirette.

L’importanza del benchmark

Chiunque si avvicini al mondo dei fondi comuni di investimento dovrà per forza di cose fare la conoscenza del concetto principe, del fondamentale per la valutazione dei fondi di investimento: il benchmark.

Si tratta di una grandezza matematica espressa in percentuale, che segna l’accrescimento (o la decrescita) che ha subito il capitale del fondo, ovvero il guadagno o la perdita economica registrata.

Un fondo comune di qualità presenta:

  • benchmark superiore nei mercati bull, ovvero quando i mercati sono rialzisti, rispetto agli strumenti con simile profilo di rischio
  • benchmark superiore, anche se in perdita, nel caso di mercati ribassisti

Per valutare dunque l’andamento del nostro fondo di investimento comune (o di quello che saremmo interessati a comprare), basterà andare a confrontare il risultato indicato dal benchmark con quello degli indici di mercato dei prodotti dal simile profilo di rischio, azioni con azioni, obbligazioni con obbligazioni.

Un fondo gestito con maestria dovrebbe riuscire a regalarti performance superiori in ogni evenienza di mercato, anche se purtroppo, come potrai verificare tu stesso, non è sempre questo il caso.

Per approfondire altri strumenti finanziari scopri le nostre mini-guide per decidere come e dove investire.

Anna Porello - Supercoin.it
Laura Magistrale in Marketing e Comunicazione d’Impresa (2004) conseguita a pieni voti presso l’Università degli Studi di Torino e Master di II livello presso la Facoltà di Economia di Torino (2006). Scopri di più su Anna e la redazione qui

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