SGR Società di Gestione del Risparmio




Le SGR, ovvero le Società di Gestione del Risparmio, sono delle organizzazioni che nascono con l’obiettivo di creare un fondo di investimento comune (secondo diverse tipologie, che andremo ad affrontare più avanti nello specifico), raccogliere capitale presso i risparmiatori e gestire nell’alveo delle regole stabilite dall’atto di fondazione stesso della società.

Nel momento in cui ti scrivo, in Italia operano circa 300 società di gestione del risparmio, molte delle quali collegate in via diretta o indiretta con i principali gruppi bancari che operano nel nostro paese.

Scegliere quelle migliori non è un’operazione facile, ma rimane comunque fondamentale nell’ottica dell’affidamento del nostro capitale ad una società seria, affidabile e che possa far fruttare al meglio il nostro capitale, a prescindere dalla sua consistenza.

Entriamo nel dettaglio e vediamo assieme come funziona il mondo delle SGR.

La disciplina di legge delle SGR

La discipline di legge delle SGR è arrivata, ormai quasi due decenni fa, a regolamentare una situazione particolarmente caotica, che era almeno ai tempi a completo detrimento dei capitali conferiti dai fondisti e della trasparenza delle informazioni alle quali si poteva avere accesso.

La legge italiana, uniformandosi poi in realtà a quelle che sono direttive di carattere europeo, impone alle Società di Gestione del Risparmio – SGR determinati requisiti:

  • devono essere necessariamente società di capitali, e nello specifico società per azioni; non è ammessa la forma della società a responsabilità limitata;
  • devono avere sede legale e amministrativa, nonché di gestione, all’interno del territorio della Repubblica Italiana;
  • I quadri dirigenziali e il personale con potere operativo devono rispondere ai requisiti di moralità e di professionale che sono fissati dal TUF;
  • devono contenere nella denominazione sociale “società di gestione del risparmio”;
  • devono presentare statuto, atto costitutivo e programma di gestione alla Banca d’Italia, che deve approvarli preventivamente alla raccolta del capitale;
  • devono versare un capitale minimo che viene stabilito dalla Banca d’Italia, e che è fissato nel momento in cui ti scrivo ad 1 milione di euro;
  • deve avere una struttura trasparente, che renda possibile la vigilanza sul suo operato;

In mancanza anche di soltanto uno dei requisiti, la Banca d’Italia nega l’autorizzazione alla costituzione. Ogniqualvolta dunque ci dovessimo trovare in presenza di una SGR già costituita, possiamo essere quantomeno certi che le condizioni sopra indicate siano state soddisfatte.

Di cosa si occupano le SGR?

Le SGR si occupano di diversi aspetti della creazione e della gestione dei fondi comuni di investimento. Nello specifico:

  • creano il fondo
  • ne redigono l’atto costitutivo e lo statuto, che devono includere la tipologia di fondo, le eventuali limitazioni alla scelta di titoli da inserire a portafoglio, le modalità di gestione, l’eventuale scadenza del fondo;
  • pubblicizzano il fondo per la raccolta di risparmio (e dunque di capitali) presso il pubblico;
  • si occupano della vendita delle quote proprie o di altri fondi di investimento;
  • prestano servizio di consulenza;
  • prestano servizio di custodia e di amministrazione del patrimonio che viene ad esse conferito;

Le SGR si occupano dunque di gestire tutti gli strumenti di investimento che rientrano nella categoria degli OICR (scopri qui cosa sono), ovvero dei fondi di investimento comuni e delle SICAV (qui la guida completa).

Cosa sono i fondi comuni di investimento?

I fondi comuni di investimento sono delle forme di risparmio e di investimento comune e partecipato da più fondisti, che hanno la particolarità di mantenere il patrimonio della società di gestione separato dal portafoglio di investimento.

In questo caso i fondisti partecipano esclusivamente al patrimonio da investire e non acquistano quote della società di gestione, registrando in futuro perdite e guadagni in relazione all’andamento dei titoli che sono detenuti dal fondo stesso.

Ci sono moltissime categorie di fondi comuni di investimento, che andremo ad analizzare insieme nello specifico tra pochissimo.

Fondi chiusi e fondi aperti

La prima distinzione fondamentale per quanto riguarda i fondi di investimento riguarda i fondi aperti e i fondi chiusi:

  • si dicono fondi aperti quelli che non hanno un capitale prestabilito dall’atto costitutivo, e ai quali si può partecipare semplicemente acquistando un numero di quote al prezzo che viene determinato in relazione alla consistenza del portafoglio. Si tratta ad oggi della forma più comune di fondo di investimento ed è inoltre quello di più facile accesso per i risparmiatori che hanno a disposizione capitali di piccola entità; si può entrare nel fondo in qualunque momento e si possono anche cedere le quote in qualunque momento;
  • si dicono invece fondi chiusi quelli per i quali la consistenza del patrimonio è stabilita in apertura del fondo, e ai quali si partecipa per sottoscrizione alla costituzione del fondo stesso. Tra i fondi chiusi più comuni troviamo i fondi immobiliari, di cui avremo modo di parlare tra poche righe.

I fondi pensione

Le SGR si occupano anche della gestione dei fondi pensione integrativi, fondi particolari che sono concepiti per fornire un reddito aggiuntivo rispetto a quello costituto dalla previdenza sociale di primo pilastro.

In questo caso si corrisponde una quota fissa su base periodica (in genere il mese), per andare ad accrescere un capitale che verrà restituito alla scadenza, sotto forma di erogazioni mensili o in soluzione unica.

I fondi immobiliari

Come abbiamo detto poco sopra, le SGR si occupano anche della gestione dei fondi immobiliari.

Si tratta di investimenti a carattere comune che hanno come caratteristica principale il fatto di investire in modo esclusivo in diritti reali di proprietà, diritti reali su immobili o in partecipazioni a società immobiliari.

La forma è necessariamente chiusa, secondo le leggi attualmente vigenti, e si tratta nello specifico di una forma di fondo comune alla quale soprattutto i piccoli risparmiatori ricorrono sempre meno di frequente, complice anche un andamento del mercato immobiliare fortemente ribassista negli ultimi anni.

Le SGR continuano comunque a gestire fondi immobiliari, che in Italia sono quantomeno quotati per legge e sono dunque liquidabili (anche se non sempre facilmente) prima della scadenza.

I fondi immobiliari vivono in questo il momento più basso storicamente di preferenze, anche se l’eventuale ripresa del mercato del credito potrebbe far tornare questi specifici fondi ad essere più attraenti per investitori grandi e piccoli.

I fondi hedge o fondi speculativi

Le SGR italiane sono incaricate anche di gestire i fondi hedge (qui puoi approfondire la tematica), che in modo forse inappropriato sono stati tradotti come fondi speculativi nel nostro ordinamento.

Per i fondi hedge andrebbe fatto un discorso a parte rispetto agli altri fondi comuni di investimento, per alcune caratteristiche particolari che animano questo tipo di investimenti:

  • Sono necessari capitali di ingresso molto consistenti (mezzo milione come minimo, nel momento in cui scrivo).
  • E’ fatto divieto di sponsorizzare i fondi hedge presso il pubblico: l’adesione deve essere volontaria e non sollecitata.
  • Come unico limite i fondi hedge hanno il perseguimento del profitto. Ricorrono dunque a strumenti finanziari anche particolarmente rischiosi, con l’aggiunta di leve finanziarie particolarmente importanti, che aumentano il profilo di rischio dell’interno portafoglio.

I fondi hedge sono uno strumento piuttosto particolare, sicuramente non accessibile al risparmiatore medio, che può comunque ormai accedere a investimenti simili per consistenza e gestione, ai fondi speculativi di questo tipo, senza avere necessariamente la necessità di versare quote di ingresso particolarmente consistenti.

Fondi comuni di investimento: le tipologie gestite dalle SGR

Le società di gestione del risparmio gestiscono tantissimi tipi di fondi, che possono prendere ormai le forme più disparate, comporre portafogli anche molto eterogenei e in ultima istanza anche occuparsi anche di raccolta di strumenti particolarmente rischiosi, come possono essere i derivati o i titoli sulle materie prime.

Le SGR costituiscono e promuovono:

  • Fondi azionari: sono fondi la cui consistenza è almeno al 70% in azioni, che possono essere sia su diverse piazze mondiali, sia invece concentrate a Piazza Affari. Esistono moltissimi tipi di fondi azionari diversi, ognuno con le sue peculiarità e i suoi profili di rischio.
  • Fondi bilanciati: in questo caso invece la parte del portafoglio che può essere detenuta in azioni è del 10–90%, con il resto degli strumenti che sono in genere scelti per controbilanciare la volatilità tipica dei mercati azionari.
  • Fondi obbligazionari: sono tendenzialmente i più sicuri, dato che al loro interno contengono solamente titoli di debito di emissione statale; anche in questo caso però bisogna andare a verificare la composizione del fondo reale, dato che molti titoli obbligazionari, come sarà noto a chi tra i nostri lettori si occupa anche soltanto marginalmente di investimenti, possono essere meno sicuri, più volatili e più rischiosi delle azioni. Esistono sul mercato, gestiti anche dalla stessa SGR, diversi tipi di fondi obbligazionari, che possono contenere al loro interno diversi tipi di obbligazioni, spesso riunite in pacchetti tematici (paesi emergenti, sud-est asiatico, Europa, Sud America etc.).
  • Fondi immobiliari: ne abbiamo parlato poco sopra, ma nel toccare con volta di completezza le tipologie di fondi che le SGR offrono, non possiamo che segnalare di nuovo i fondi immobiliari. Si tratta di fondi che per costituzione possono investire soltanto i diritti immobiliari o in quote di società immobiliari e che hanno, in genere, un andamento che è direttamente correlato a quello del mercato immobiliare.
  • Fondi pensionistici: pensati per fornire una pensione integrativa ai soggetti che sottoscrivono, devono essere considerati una sorta di fondo aperto, del quale si acquistano quote sempre maggiori ad ogni versamento mensile. All’interno del mondo dei fondi pensionistici si trova praticamente di tutto, anche fondi particolarmente rischiosi che promettono però ritorni più interessanti.

Quali sono le differenze tra SICAV e SGR?

Sebbene nelle loro modalità di funzionamento siano abbastanza simili, esistono comunque delle differenze sostanziali tra SICAV e SGR, che sono le due tipologie organizzative che il nostro ordinamento individua per il risparmio comune gestito:

  • Quando acquistiamo parte di un fondo gestito da una SGR, acquistiamo direttamente parte del patrimonio legato al fondo, che ha personalità giuridica propria, e non diventiamo soci della SGR, che continua ad avere un capitale sociale separato e anche organizzazione separata. Questo vuol dire che anche nella malaugurata ipotesi che la SGR dovesse fallire, non ci saranno problemi a livello patrimoniale per il clienti, dato che questi deterranno comunque la proprietà diretta delle quote del fondo, che continuerà ad esistere e sarà o liquidato oppure trasferito ad un’altra SGR.
  • Quando invece investiamo per tramite di una SICAV, diventiamo a tutti gli effetti soci della SICAV stessa, senza che questa abbia un patrimonio separato da quello del fondo. Nel caso in cui la SICAV dovesse fallire, falliremmo, in senso alto, anche noi, con tutto quello che ne consegue a livello patrimoniale, almeno per la quota che abbiamo versato. Il vantaggio della SICAV riguarda principalmente motivi di ordine fiscale: la tassazione dei proventi viene infatti posticipata al momento della vendita del fondo, dato che si tratta appunto a tutti gli effetti di una partecipazione aziendale e non di uno strumento finanziario diretto. Anche le SICAV si concentrano grosso modo su quelli che sono gli strumenti che interessano anche le SGR: fondi obbligazionari, fondi monetari, fondi azionari, fondi bilanciati, fondi specializzati.

Conviene investire in una SGR?

Come dovrebbe essere ormai chiaro sul finire della nostra trattazione, non andremo ad investire in una SGR, ma piuttosto ad acquistare un prodotto finanziario (tipicamente un fondo) gestito dalla SGR.

Ci sono sicuramente dei vantaggi, dato che avremo a disposizione delle possibilità di investimento dei nostri capitali che sono completamente gestiti e che, almeno nelle intenzioni di chi costituisce i fondi, dovrebbero performare meglio degli indici di mercato.

Si tratta di un vantaggio non da poco, dato che almeno a grandi linee potremmo anche dimenticarci del nostro investimento, almeno fino al momento della sua liquidazione e dunque della riscossione.

Davanti al vantaggio di un risparmio gestito da esperti, c’è però anche il lato negativo della mancata possibilità di gestire direttamente i capitali, cosa che può essere particolarmente poco stimolante per quei soggetti che, magari proprio come te, vogliono fare da soli e operare direttamente sui mercati.

Gli investimenti gestiti dalle SGR non sono strumenti da broker o da provetti trader, ma piuttosto una categoria di strumenti di risparmio e investimento, così come potrebbe essere il caso di un’obbligazione, che si tratti di obbligazione statale o aziendale.

Se convenga o meno, starà a te deciderlo: se pensi di poter battere sui benchmark gli analisti delle SGR italiane o straniere, puoi sicuramente provare a fare da soli. Se sei allo stesso tempo una persona che vorrebbe imparare ad operare sui mercati, sarà inoltre il caso di evitare di ricorrere a questo particolare tipo di strumenti.

Se invece siete soltanto alla ricerca di un buon investimento, rovistare nelle offerte delle diverse SGR potrebbe essere un’ottima idea. Per scoprire tutti gli altri prodotti finanziari puoi visitare la nostra sezione dedicata agli investimenti.


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Anna Porello - Supercoin.it
Laura Magistrale in Marketing e Comunicazione d’Impresa (2004) conseguita a pieni voti presso l’Università degli Studi di Torino e Master di II livello presso la Facoltà di Economia di Torino (2006). Scopri di più su Anna e la redazione qui

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