pensione integrativa

Una delle forme di risparmio che si sono progressivamente affermate negli ultimi anni a fianco di quelle tradizionali è quella della pensione integrativa.

Contrariamente a quanto alcuni pensano, versare parte dei propri soldi in un fondo di previdenza integrativa non è solo un metodo efficace per assicurarsi una rendita aggiuntiva durante gli anni della vecchiaia, ma anche per far fruttare i propri risparmi in modo molto più efficace.

Se anche tu stai valutando questo tipo di soluzione ma ti chiedi a quale strumento di previdenza complementare affidarti, se un fondo pensione oppure un piano pensionistico individuale, questo articolo sembra scritto proprio per te.

Scopri dunque di seguito la risposta ad ogni tua domanda circa il quesito “pensione integrativa, quale scegliere”.

Pensione integrativa: come funziona

Il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo nonché le tante riforme del sistema pensionistico pubblico hanno, di fatto, peggiorato le condizioni dei nostri pensionati, che non solo vanno in pensione molto più tardi, ma ci vanno anche con importi decisamente inferiori a quelli del passato.

Ecco perché la pensione integrativa conviene: lo scopo delle pensioni integrative è, infatti, quello di assicurare al contribuente una rendita mensile più elevata nel momento in cui cesserà di lavorare, permettendogli così di mantenere il tenore di vita precedente.

Questo però non è l’unico vantaggio dei fondi pensione: i soldi che versi in questo particolare forma di risparmio possono, infatti, essere dedotti dalla propria dichiarazione dei redditi fino ad un importo massimo di 5.264 euro.

Inoltre, l’investimento in fondi pensione ha una tassazione inferiore rispetto ad altre forme di risparmio (l’11% contro il 12,5%) e se tieni il tuo piano di previdenza complementare aperto per più di 15 anni, le  tasse che dovrai pagare sulla tua liquidazione saranno pari al 15%, fino ad arrivare al 9% negli anni successivi.

Per quanto riguarda il funzionamento della pensione integrativa, di fatto è molto semplice: sia che tu scelga un fondo pensione oppure un piano pensionistico individuale, quello che dovrai fare è versare ogni mese una piccola parte del tuo reddito al fine di poter usufruire, nel momento in cui smetterai di lavorare, di una rendita aggiuntiva costituita dalla somma versata più gli interessi.

Dal punto di vista pratico, la prima cosa da fare è quella di calcolare l’importo della tua pensione, cioè la somma che orientativamente andrai a percepire quando smetterai di lavorare sulla base dei contributi versati, al fine di sapere quale sia il gap fra rendita attuale e rendita al momento di andare in pensione che devi andare a colmare.

Questo calcolo può essere fatto in modo molto veloce utilizzando i servizi INPS disponibili sul sito ufficiale dell’ente pensionistico nazionale.

Una volta individuato l’importo della propria pensione, tutto quello che devi fare è confrontarlo col tuo reddito attuale per capire quale somma del tuo stipendio devi versare per poter avere in futuro la stessa rendita mensile.

Il calcolo pensione integrativa, cioè la somma da versare mensilmente per potersi assicurare una rendita uguale a quella odierna, dipende però tipo di previdenza complementare che andrai a scegliere: scopriamo insieme di seguito le diverse opzioni.

Come scegliere la pensione integrativa

Dato che esistono diverse soluzioni di previdenza complementare privata, la scelta potrebbe non essere facile.

Esistono infatti almeno 2 tipologie di pensioni integrative:

Mentre i primi sono dei prodotti finanziari veri e propri, i secondi sono invece dei prodotti assicurativi, in pratica degli speciali tipi di polizze che permettono di investire i propri risparmi sui mercati finanziari correndo però un rischio molto basso.

Un’altra differenza fra la due tipologie è che mentre i fondi ammettono l’adesione collettiva cioè da parte del datore di lavoro che verserà per conto del proprio dipendente la somma da destinare alla pensione integrativa, nel caso dei pip invece l’adesione è solo individuale, cioè è sempre il lavoratore privato a versare la somma da destinare alla sua pensione complementare.

I fondi pensione si distinguono poi a loro volta in fondi chiusi o aperti: i primi possono essere utilizzati solo da categorie specifiche di lavoratori (ad esempio il fondo Cometa, che il fondo pensionistico collettivo dei dipendenti delle aziende del comparto metalmeccanico), mentre i secondi sono aperti a tutti.

Tutti i lavoratori possono scegliere indistintamente se versare il loro tfr all’interno di un piano individuale privato oppure un fondo; in quest’ultimo caso, se la categoria cui appartengono ha un proprio fondo dedicato, potranno optare per la scelta fra fondo chiuso o fondo aperto, altrimenti l’unica opzione possibile sarà fra pip o fondo aperto.

È bene sapere che per i fondi chiusi con adesione collettiva, al contributo versato dal lavoratore, che sarà decurtato direttamente dallo stipendio, si aggiungerà anche quello versato dal datore di lavoro.

Nel caso sia un piano individuale che di un fondo aperto, dovrai ovviamente valutare il profilo di rischio del tuo investimento fra mercato azionario e mercato obbligazionario, ma dato che sarà comunque l’intermediario a decidere come investire i tuoi soldi un minimo di incertezza rimane.

In tutti e tre i casi poi (fondo aperto, chiuso e pip) potrai scegliere se ricevere il denaro versato in un’unica soluzione oppure con delle rendite mensili secondo un numero di anni predefinito.

Pensione integrativa per chi non lavora

Forse ora ti starai chiedendo se anche per chi non lavora sia possibile avere una forma di previdenza complementare: la risposta è sì, perché anche chi non ha un lavoro ma dispone di una somma mensile da mettere da parte può aderire ad un piano individuale, godendo di tutti i vantaggi anche fiscali ad esso connessi.

Inoltre, per alcune categorie di non lavoratori, come ad esempio le casalinghe, esistono dei fondi ad hoc in cui è possibile versare in modo volontario delle somme mensili che saranno restituite poi sotto forma di rendita al raggiungimento di una certa età.

Pensione integrativa: quale scegliere

Sia i pip che i fondi pensione non sono investimenti a capitale garantito, quindi se il fondo fallisce o l’intermediario investe in modo poco oculato, potresti anche perdere del tutto l’opportunità di avere una pensione integrativa.

Tuttavia, la maggior parte dei fondi hanno un profilo di rischio abbastanza basso per cui la probabilità di dover dire del tutto addio alla tua previdenza complementare è davvero molto remota.

Ciò detto, è evidente che prima di scegliere la pensione integrativa dovrai valutare bene tutti gli aspetti.

Se, ad esempio, non hai un lavoro fisso o il tuo stipendio è molto basso, potrebbe essere preferibile per te far confluire i tuoi risparmi su un conto corrente per avere sempre a disposizione un pò di liquidità.

Una volta investito in previdenza complementare, infatti, potrebbe non essere facile riavere indietro i soldi prima del momento stabilito in caso di necessità.

Gli unici casi in cui potrai accedere ai tuoi risparmi accumulati in un piano pensionistico individuale o in un fondo, sono ad esempio in caso di malattie gravi o per l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa, ma in ogni caso dovrai aspettare che siano passati almeno 8 anni dall’apertura e non potrai mai prelevare più del 75% della somma fino ad allora versata.

Ti sarà consentito ritirare tutto l’importo della tua pensione integrativa solo se resti senza un posto di lavoro per più di 48 mesi, diventi invalido permanente o, in caso di morte, la cifra accumulata viene destinata agli eredi.

Bene, a questo punto se vuoi approfondire la questione ti offro queste tre guide:


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